In tutti i Paesi del mondo in cui l’ippica si è sviluppata, è stato definito un programma di corse strutturato che, attraverso una serie di prove caratterizzate da un coefficiente di competitività via via più elevato, consente di selezionare i migliori soggetti di una generazione. Questi vengono successivamente messi a confronto con i cavalli delle generazioni precedenti ancora in attività.
Questo percorso di selezione inizia convenzionalmente quando il cavallo ha compiuto i due anni di età.
Per convenzione, tutti i cavalli nati nell’emisfero boreale compiono i due anni il primo gennaio. Al contrario, quelli nati nell’emisfero australe (Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e Sud America) raggiungono la stessa età convenzionale il primo agosto, in ragione dell’andamento stagionale che in quei Paesi è quasi diametralmente opposto al nostro.
Ne consegue che il puledro nato nell’emisfero australe risulta inizialmente più giovane rispetto al suo omologo boreale. Tuttavia, questo divario viene colmato rapidamente, poiché nello stesso emisfero lo sviluppo naturale, sia animale sia vegetale, risulta generalmente più accelerato. I confronti diretti tra cavalli dei due emisferi restano comunque limitati e avvengono prevalentemente a tre anni o in età più avanzata, quando le differenze di maturazione risultano ormai trascurabili.
Attraverso lo studio dei tempi necessari per vincere una corsa, dell’andamento ritmico della competizione e dei tempi parziali registrati nei diversi segmenti del percorso, si è giunti a una conclusione dimostrata sperimentalmente e quindi scientificamente fondata. Il cavallo da corsa in piano può migliorare le proprie prestazioni fino all’età di cinque anni, mantiene il livello raggiunto a sei anni e inizia un lento processo involutivo, dovuto principalmente all’usura, a partire dai sette anni.
Non esistono invece dati altrettanto precisi per il cavallo da ostacoli, la cui attività agonistica inizia generalmente a metà della stagione dei tre anni e raggiunge il massimo rendimento nel primo decennio di vita. Nelle discipline con ostacoli più impegnativi rispetto alle siepi tradizionali (haies), come lo steeple-chase e il cross country, non è raro incontrare cavalli ancora in attività anche a quindici anni di età.
Da circa un decennio, la ricerca scientifica si concentra sullo studio di strategie volte a ridurre il declino agonistico legato all’usura, inserendosi in una visione più ampia di benessere del cavallo, che deve sempre accompagnare qualsiasi processo di selezione.
Il cavallo è un animale naturalmente predisposto alla corsa: a differenza del cane e del gatto, è un predato e non un predatore. È quindi funzionale valorizzarne le caratteristiche naturali, senza mai oltrepassare quei limiti oltre i quali inizia lo sfruttamento, con inevitabili ricadute negative sul benessere generale dell’animale.





